13/01/2026
L’agroindustria rappresenta circa un quarto del PIL del Brasile. Secondo il bollettino sul Mercato del Lavoro dell’Agroindustria Brasiliana, il settore genera circa 28 milioni di posti di lavoro diretti e indiretti. È la spina dorsale dell’economia, responsabile del surplus commerciale, della sicurezza alimentare e di una parte significativa della generazione di reddito.
Nel periodo post-pandemico, il settore ha vissuto un ciclo positivo, sostenuto dalla valorizzazione delle commodity, da tassi di interesse bassi e da incentivi alle esportazioni. Per anni, l’agro si è espanso grazie a credito accessibile e a un cambio favorevole, crescendo in molti casi attraverso l’indebitamento. Tuttavia, dal 2023, il comparto affronta la più grande crisi di insolvenza rurale della storia recente.
La combinazione di calo dei prezzi agricoli, costi di produzione elevati, tassi alti, difficoltà di accesso al credito, continuo deterioramento climatico e debito accumulato ha creato una situazione senza precedenti. I dati di Serasa Experian indicano un aumento del 1.181% nelle richieste di ristrutturazione giudiziaria nel settore.
Nel Rio Grande do Sul, la situazione è stata ancora più grave, a causa di una siccità prolungata seguita da inondazioni storiche. Secondo la Confederazione dell’Agricoltura e dell’Allevamento del Brasile, lo stato ha concentrato il 27% di tutto il debito rurale del paese e ha registrato un tasso di insolvenza del 25% nelle operazioni di credito.
Inoltre, pochi produttori idonei sono riusciti ad accedere al credito rurale emergenziale annunciato dal governo dopo le inondazioni. Le principali difficoltà sono state l’eccessiva burocrazia, i ritardi nella regolamentazione, l’indebitamento pregresso e la richiesta di garanzie irraggiungibili.
Di fronte a questo scenario, è possibile continuare nell’agroindustria? Sì, ma non nelle condizioni attuali. L’agro brasiliano è tecnologico, produttivo e resiliente. Tuttavia, nel breve termine, la sua sopravvivenza dipende da un credito che arrivi realmente ai produttori, dalla semplificazione delle regole, da un’assicurazione agricola efficiente, dalla stabilità normativa e dal riconoscimento della sua importanza per l’economia reale.
L’agroindustria brasiliana non chiede privilegi. Chiede condizioni minime per continuare a produrre, soprattutto in un settore che sostiene il paese. Ignorare questa realtà è un errore strategico per il Brasile.
Guilherme Spiller,